L’annuncio, da parte dell’astrobiologo Richard B. Hoover, della scoperta di batteri di cui alcuni di provenienza e natura sconosciuta, presenti nei frammenti di un meteorite, ha acceso la fantasia, le speranze ed il dibattito in seno all’ufologia internazionale. Argomento che ha finito per appassionare, in poche ore, sia gli esperti che gli afacionados della tematica UFO. L’equazione, neanche tanto nascosta, è che la presenza di organismi viventi, seppur non evoluti, smonti il teorema che vorrebbe impossibile una forma di vita nell’universo al di fuori di quella terrestre. Di conseguenza molti preconcetti e pregiudizi sulla tematica ufologica diventerebbero più deboli. L‘ipotesi aliena riprenderebbe vigore. Sull’ argomento iniziano a prendere posizione anche gli ufologi italiani. Walter Conidi, del Centro Ufologico Ionico, particolarmente addentro alla tematica, esprime una valutazione positiva pur rimanendo saldo ai vincoli di prudenza. La presenza di “batteri alieni” apre nuovi scenari ma come si conviene in questi casi non bisogna neanche lasciarsi trasportare dall’ entusiasmo. Non è una “smoking gun” ma può essere comunque una scoperta fondamentale.
“La cosa interessante- spiega Conidi- è che molti di questi batteri somigliano a quelli terrestri, mentre altri sono assolutamente sconosciuti, molti esperti infatti, che hanno visionato questo materiale, non hanno idea di cosa queste “creature” possano essere”. Una scoperta, quella di Hoover, che come Conidi racconta necessita di ulteriori verifiche.
“Prima della pubblicazione ufficiale, la ricerca di Hoover sarà esaminata attentamente da un Team di 5000 scienziati e da almeno 100 professionisti, una verifica incrociata atta a determinare in modo certo la fondatezza della scoperta”. Come si evolverà questa vicenda? Walter Conidi lascia aperte numerose possibilità. “Tra le ipotesi che ho avanzato vi sono alcune varianti che potrebbero “smontare” il clamore che circonda questa scoperta.Come per il meteorite Marziano ALH84001, si può ipotizzare che le formazioni non siano di origine batterica, ma mineraria (tutto però attualmente da dimostrare). Bisogna anche prendere in esame l’ipotesi che i batteri ci sono davvero ma sono di origine terrestre e quindi il campione meteorico è stato ‘contaminato’”. Alla fine, In un’inchiesta svolta per il Centro Ufologico Ionico, Walter Conidi si dimostra particolarmente ottimista e di base fiducioso: “Io credo nella genuinità della scoperta dell’ astrobiologo Hoover. Al contrario della vicenda del campione Marziano ALH84001, questa volta probabilmente si arriverà fino in fondo e magari si potrà confermare quella che sarà la notizia che tutti aspettiamo. Ossia che la vita non è una prerogativa terrestre ma che, probabilmente, siamo ospiti di una galassia pullulante di vita”. (Foto: Media NF)
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