Nella vicenda dello Zohal vi è un’unica certezza. Mai come nel caso del presunto “UFO degli Ayatollha” si registra una condivisione di opinioni da parte di singoli ufologi e centri di ricerca tematici italiani. Allo scetticismo di Piccaluga, De Comite e Carannante si unisce anche l’ufologo, e storico del fenomeno, Roberto La Paglia (nella foto). Nonostante sia notevolmente assorbito dalle bozze del suo prossimo libro, lo scrittore catanese ha trovato comunque il tempo di approfondire la tematica del giorno. Ovvero il controverso caso dello Zohal. Il presunto disco volante iraniano creato, almeno “ufficialmente”, al solo scopo di operare rilievi fotografici. Mentre le versioni più disparate si diffondono su scala internazionale, compreso un giallo sulle reali immagini dello stesso velivolo, La Paglia evidenzia alcuni aspetti meno conosciuti della vicenda.
Come molti suoi colleghi italiani lei mostra perplessità riguardo le notizie provenienti dall’Iran. Quale aspetto in particolare la rende scettico?
“Ci troviamo ad osservare non il classico Ufo, come molti ritengono, bensì un quadrirotore, magari più avanzato, come quello che si vede nella foto tratta dal sito della ISNAR, l’agenzia aerospaziale iraniana.
Di questi modelli ne esistono vari tipi a livello amatoriale, uno di questi, attualmente venduto in America, può addirittura essere controllato da remoto attraverso alcuni tipi di cellulare.
Per avere una immagine più completa della questione, basterà fare riferimento al sito della NYC Aviation, per scoprire che lo Zohar può essere gestito in volo sia in ambienti esterni che interni, cosa che lo allontana ancora di più dalla classica idea di Ufo”.
La confusione che è derivata, con il diffondersi delle prime notizie, ha già alimentato un piccolo alone di leggenda intorno al velivolo. Forse il vero obiettivo mediatico degli iraniani?
“La recente notizia del presunto UFO costruito in Iran sta ormai dilagando in rete, portandosi dietro una lunga serie di commenti, alcuni anche in tono allarmistico, oltre che tutta una serie di congetture.
In effetti l’Iran non è nuovo a questo genere di notizie, basti ricordare il famoso robot intelligente costruito su un modello giapponese. Si tratta certamente di un velivolo abbastanza insolito ma, sempre nell’ottica che in questo campo di ricerca bisogna essere estremamente cauti”.
Lei è un attento osservatore e studioso di quella che viene definita “Ufologia islamica”. Perché è così sottovalutata in Occidente?
“Nonostante tutti i limiti e le controversie, la notizia iraniana riaccende un vecchio dibattito sull’Ufologia Islamica, ricca di casistiche, difficile a volte da studiare e riportare a causa dei diversi modi di intendere la questione.
Secondo alcuni sondaggi in rete e monitorando i forum stranieri, si evince che la popolazione Islamica non rifiuta a priori la possibilità di vite intelligenti su altri pianeti. Rimane il fatto che l’Iran possiede una statistica ufologica estremamente interessante e numericamente impressionante, che spazia dalle Abduction agli avvistamenti, e che andrebbe di certo studiata e divulgata con maggior frequenza. Forse proprio lo Zohal, senza volerlo, potrebbe dare la spinta a questo tipo di ricerca”. (Foto: Media NF)
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